sabato 30 agosto 2008

Berlusconi: "L'immagine di un paese si fa con i fatti" / 5



Visto l’improvviso interesse mostrato dai tg nostrani per gli articoli di stampa estera riguardanti l’Italia (emerso – quando si dice il caso! – in occasione degli "elogi" del Newsweek a Berlusconi), verrebbe da chiedersi se alle illustri redazioni telegiornalistiche ne sia mai pervenuto qualcuno di tono un po’ meno encomiastico verso il "grande statista"...

Il piano sfacciato di Berlusconi
(Frankfurter Allgemeine Zeitung, 29 agosto 2008)
(The Guardian, 27 agosto 2008)
(El Pais, 16 agosto 2008)
(Financial Times Deutschland, 14 agosto 2008)
L’Italia in piena febbre da Divieto
(Le Matin, 11 agosto 2008)
(Nature, 7 agosto 2008)
(The Economist, 7 agosto 2008)
(Reuters, 6 agosto 2008)
(The Globe and Mail, 5 agosto 2008)
(L'express, 5 agosto 2008)
(Financial Times, 4 agosto 2008)
(The Times/South Africa, 29 luglio 2008)
(Forbes, 24 luglio 2008)

... il materiale non mancherebbe.

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Aeroporto di Comiso, cancellata l'intitolazione a Pio La Torre



«La giunta comunale di Comiso, in provincia di Ragusa, ha deciso di cambiare l'intitolazione dell'aeroporto.

Pio La Torre lascerà il posto al generale dell'aeronautica Vincenzo Magliocco, caduto in Africa orientale nel 1936.

"Come annunciato in campagna elettorale - ha dichiarato il sindaco di centrodestra Giuseppe Alfano - abbiamo ripristinato la denominazione dell'infrastruttura che ere stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione avvenuta fra il 1937 e il 1939".

Il 30 aprile dello scorso anno lo scalo siciliano era stato intitolato a Pio La Torre, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del suo assassinio avvenuto a Palermo nel 1982 per mano della mafia. ...» (rainews24.rai.it, 27 agosto 2008)

Prossima tappa: l'intitolazione a Vittorio Mangano...

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Gianfranco Fini a Giannutri: non è vietato, basta pagare

(Gennaro Carotenuto, da: gennarocarotenuto.it)

Bisogna dare atto a Gianfranco Fini di aver chiuso la questione Giannutri in maniera tempestiva: è vero, mi sono fatto il bagno in un posto proibito, mettendo a rischio un ecosistema unico e ostentando di poter fare quello che ai comuni mortali non è permesso; ma io pago la multa e quindi non avete diritto a speculare.

E invece speculo: chi ha pagato il carburante dei vigili del fuoco? E soprattutto cosa impedisce stamane a migliaia di natanti di gettare l’ancora in tutti i luoghi protetti del paese, fare la pipì tra alghe, spugne, madrepore e gorgonie e poi pagare la multa?

Fini ribalta la logica e il diritto: non è vietato, solamente si paga (immagino che oggi faranno i biglietti/multa per fare il bagno a Giannutri).

E’ una concezione proprietaria della cosa pubblica
, da vera razza padrona.

Come il padrone di Gianfranco Fini: non è falso in bilancio, è depenalizzata; non è corruzione, è prescritta. A pensarci bene Fini ha davvero classe: ha l’impunità del Lodo Alfano e paga lo stesso la multa. Davvero un signore d’altri tempi.

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Alitalia: Berlusconi nomina Fantozzi commissario straordinario



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venerdì 29 agosto 2008

"Salvataggio" Alitalia: costi pubblici, profitti privati

(Tito Boeri, la Repubblica, 28 agosto 2008)

Adesso sappiamo cosa il governo intenda per "economia sociale di mercato".

Non ci sarà bisogno di aspettare il verdetto della commissione di studi annunciata da Tremonti per discutere l'attualità del messaggio della scuola di Friburgo.

Economia sociale di mercato nell'accezione dell'esecutivo consiste in un metodo scientifico per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.

Questo principio è stato seguito meticolosamente nella gestione della crisi Alitalia.

Come spiegato ieri con dovizia di particolari su queste colonne da Eugenio Scalfari e sul Corriere della Sera da Francesco Giavazzi, il piano predisposto per il "salvataggio" di Alitalia intende trasferire sui contribuenti italiani i debiti della compagnia.

Non sappiamo ancora se Bruxelles permetterà questa operazione. E' molto probabile che così non sia anche perché il piano viola la condizione posta dalla Commissione europea nell'autorizzare quel prestito ponte che ha permesso ad Alitalia di dilapidare in pochi mesi altri 300 milioni di euro, provenienti dalle casse dello Stato.

Il governo italiano non avrebbe dovuto permettere alcuna espansione della compagnia, mentre il piano predisposto da Banca Intesa prevede l'incorporazione di Air One.

Rimangono comunque le intenzioni.

Il piano prevede che la "good company", scorporata dalla "bad company" venga consegnata alla cordata italiana, libera di debiti e di esuberi.

Questo ci porta al secondo terreno di socializzazione dei costi, quello forse più pesante. Il piano prevede tra i 5.000 e i 6.000 esuberi. Sono circa il triplo di quelli prospettati cinque mesi fa da Air France-Klm.

Oltre a perdere quella grande occasione, il governo non ha fatto nulla in questi mesi per riformare gli ammortizzatori sociali, pensando anche più in là della crisi Alitalia, con una recessione alle porte con la disoccupazione che è tornata ad aumentare.

Agli annunci di voler rivoluzionare il nostro mercato del lavoro, muovendosi nel tracciato della flexicurity è seguito solo il blitz estivo che ha impedito l'assunzione alle Poste dei lavoratori con contratto a tempo determinato che avevano fatto ricorso per violazione delle condizioni contrattuali.

In quel caso si è cambiata la legge prima che i ricorsi andassero a buon fine imponendo all'azienda l'assunzione a tempo indeterminato di molti lavoratori. Si è voluto applicare al mercato del lavoro lo stesso metodo applicato dal nostro presidente del Consiglio nell' affrontare i suoi problemi con la giustizia: intervenire su processi in corso.

L'irruenza (al limite dell'incostituzionalità) di quel provvedimento era stata allora giustificata dalla necessità di ridurre il personale delle Poste. Ora abbiamo però saputo che le Poste dovranno assorbire gli ex-dipendenti Alitalia.

Simile destino dovrebbe essere riservato ad altre aziende a controllo pubblico o nella stessa amministrazione pubblica verso cui il personale in eccesso della compagnia di bandiera verrà ricollocato, meglio "dirottato", nel nome del recupero di efficienza nella gestione del personale.

E' molto probabile poi che verranno, una volta di più, definiti con leggi ad hoc ammortizzatori sociali più generosi di quelli riservati ai comuni mortali per affrontare la crisi Alitalia, ovviamente a carico del contribuente.

Che il governo non si faccia problemi a ricorrere a leggi ad hoc in questo caso lo sappiamo già: intende infatti cambiare le procedure previste dalla legge Marzano per l'amministrazione straordinaria, permettendo la separazione fra la "bad" e la "good" company.

Il terzo terreno su cui si procederà a socializzare i costi è quello riservato ai consumatori-viaggiatori italiani, condannati a pagare di più per salire sull'unica compagnia (è questo il significato di bandiera?) con cui sarà loro permesso di viaggiare. Speriamo solo che venga loro risparmiato il messaggio "grazie per avere scelto di viaggiare con noi" oggi riservato a chi si serve di Trenitalia.

Come spiegato da Andrea Boitani e Carlo Scarpa su
lavoce.info, il piano di Banca Intesa contempla l'applicazione dell'articolo 25 della legge 287/90 che prevede in caso di "rilevanti interessi generali dell'economia nazionale" operazioni di concentrazione (leggi il monopolio della ricca tratta Fiumicino-Linate, la terza in Europa per volumi di traffico) che violino la normativa antitrust.

Non sappiamo se anche il testo della legge verrà cambiato. Dovrebbe appellarsi agli "interessi generali della cordata", anziché anche quelli dell'economia nazionale, dato che l'intento dei "salvatori " è proprio quello di rivendere Alitalia a Air France o altra compagnia europea, possibilmente realizzando dei profitti.

Se mai ci saranno questi profitti saranno rigorosamente privati, nel senso anche di escludere gli azionisti di Alitalia.

Non è la prima volta che per affrontare crisi aziendali si ricorre alla separazione di quelle attività che sono ancora economicamente vantaggiose dalle attività che sono cronicamente in perdita. Ma i proventi derivanti dalla vendita della "good company" servono in casi simili a coprire i debiti della "bad company", riducendo gli oneri per lo Stato e gli azionisti.

In questo caso la good company verrà regalata a un gruppo di imprenditori, che si occuperanno di trovare il migliore acquirente. E' questo l'unico mercato che viene concesso. Solo a loro.


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L’irrinunciabile separazione dei poteri

(Felice Lima, da: Uguale per tutti)

Nel nostro Paese ormai è impossibile trattare razionalmente qualsiasi tema.

Il cosiddetto dibattito pubblico si articola ormai esclusivamente in “campagne di stampa” sfrontatamente false, nelle quali vengono urlate con una arroganza che dovrebbe riservarsi a miglior causa le menzogne più paradossali.

Appare sempre più evidente che non esiste più alcun confronto veramente democratico su nulla.

Coloro che hanno il potere ne fanno l’uso che vogliono – tendenzialmente il peggiore – e il popolo viene solo “tenuto a bada” con falsi ragionamenti, falsi problemi, false emergenze.

Questa è stata l’estate dell’annuncio della riforma tombale della giustizia.

Sono decenni che il potere politico non fa altro che riformare la giustizia – guarda caso sempre e solo nel senso di fare in modo che funzioni sempre meno – e ora si annuncia la riforma “definitiva”.

In linea con il sistema di menzogne istituzionalizzate del quale ho appena detto, l’occasione per l’annuncio è stata la scoperta da parte della magistratura di un sistema di gravissima corruzione nella sanità dell’Abruzzo, che ha portato all’arresto di diversi politici potenti.

NESSUN POLITICO ha dedicato alcuna attenzione alla corruzione scoperta. Tutti si sono concentrati sulla “inaccettabilità” (chissà perché) dell’arresto del Presidente Del Turco, dicendo chiaramente che (chissà perché) “non poteva essere colpevole”.

Il Presidente del Consiglio ha annunciato immediatamente che questo episodio era l’ennesima prova della necessità della riforma tombale.

In poche settimane è emerso che gli arresti erano del tutto legittimi e che lo stesso Del Turco non aveva nulla da dire in propria difesa (basti considerare, sul punto, che ha addirittura RINUNCIATO al ricorso al c.d. Tribunale della libertà).

A questo punto, il caso Del Turco è scomparso dai giornali (perché i giornali non hanno nessun interesse a raccontare della corruzione dei potenti), ma la riforma tombale è rimasta.

E’ difficile dire qualcosa su di essa.

Tutta l’intellighenzia del Paese, che non sogna altro che servire il potere (per averne dei benefici), continua a dire che non si può criticare una riforma che ancora non c’è.

Sarà anche vero, ma ciò che è del tutto assurdo nel nostro Paese è che si annuncino (minaccino!) riforme di enorme rilievo politico e sociale non solo senza indicarne le vere ragioni e i contenuti, ma addirittura indicando ragioni palesemente false e pretestuose.

L’unica cosa che sa fare il potere è “pubblicità”: il Presidente del Consiglio, infatti, ha trovato uno sponsor, postumo, alla riforma. Ha detto che sarà quella pensata da Giovanni Falcone. Ogni commento è superfluo.

Un’altra cosa tipicamente italiana è “far passare” riforme assurde indicando dei problemi reali, ma offrendo soluzioni che non solo non li risolvono, ma li aggravano.

Sul punto, basti considerare il discorso sul problema del C.S.M. “politicizzato”, che si dovrebbe risolvere aumentando nel C.S.M. i membri di nomina politica (anche Violante è corso a dirsi d’accordo).

Sembra veramente una barzelletta: per risolvere il problema della politicizzazione del C.S.M., lo si politicizza ancora di più.

Come se, fra l’altro, nel nostro Paese tutti gli enti controllati della politica avessero dato fino ad oggi prova di imparzialità ed efficienza!

L’altro tema è quello della obbligatorietà dell’azione penale.

Si assume che le Procure esercitino una facoltatività di fatto, dovuta alla impossibilità materiale di perseguire tutti i reati, e si propone che sia la politica a dire cosa si persegue e cosa no.

Si tratta dell’ennesimo imbroglio.

Illustrarne analiticamente le logiche perverse richiederebbe troppe pagine.

Ciò che mi preme sottolineare è solo come la separazione dei poteri sia assolutamente irrinunciabile e come sia, invece, già molto “rinunciata” e ancora di più in corso di “rinuncia ulteriore”.

Per illustrare la cosa, ricorrerò a un esempio.

Si immagini che ci siano due persone affamate e che abbiano a disposizione una pizza.

Si tratta di dividerla.

Ognuno ne vorrebbe per sé la maggiore quantità possibile e si deve trovare un criterio di gestione della divisione che dia garanzie a entrambi.

L’unica soluzione sicura è quella della “separazione dei poteri”.

Uno dei due affamati taglierà la pizza in due parti e l’altro distribuirà le fette.

Solo così è possibile essere sicuri che chi taglierà la pizza, la taglierà in parti uguali.

Sapendo che sarà costretto a subire la regola che porrà, sarà indotto a porne una giusta.

Se, invece, chi taglia le fette potesse anche scegliere come distribuirle, sarebbe molto alto il rischio che egli tagli le fette in maniera diseguale e si scelga quella più grande.

Se uno dei due affamati potrà tagliare la pizza e scegliersi la fetta, l’altro non avrà alcuna speranza di mangiarne anche solo un po’ e la sua condizione sarà quella di chi, per sopravvivere, non potrà fare altro che invocare compassione nella sua controparte.

Questo è il meccanismo della “separazione dei poteri” fra legislativo e giudiziario: alcuni fanno le leggi, altri le applicano.

Se chi fa le leggi sa che vi sarà soggetto anche lui, le farà le più eque possibili.

Se chi fa le leggi saprà, invece, che potrà anche non applicarle a se e ai suoi amici, allora farà ciò che vuole.

E’ la condizione propria dei regni prima della rivoluzione francese: allora i re, come ci è stato insegnato alle scuole medie, erano legibus soluti.

In mancanza di separazione dei poteri manca il primo dei requisiti di una democrazia.

Questo è ciò in cui già in grande misura siano, in Italia, e ciò verso con grande incoscienza e disonestà ancora di più andiamo.

E le menzogne usate per “giustificare” questo andazzo sono veramente illogiche.

L’espediente principale è quello di diffamare la magistratura.

Tutti i giornali al soldo del potere hanno condotto in questi anni e da ultimo con particolare violenza in questi ultimi mesi, una campagna di delegittimazione della magistratura tendente a far credere che la colpa di tutte le inefficienze della giustizia sia dei magistrati e che il potere giudiziario sia in mano a dei criminali.

L’argomento non regge sotto un duplice profilo, formale e sostanziale.

Sotto il profilo sostanziale, sembra succeda qualcosa di simile all’apologo del bue che dà del cornuto all’asino.

Se, infatti, fosse vero che la magistratura non dà buona prova di sé, che dire della politica?

Se ai magistrati si contestano inefficienze e faziosità, che si dovrebbe dire dei politici?

Ma ciò che è decisivo è l’argomento logico.

Tornando all’esempio della pizza da dividere in due, il fatto che, in ipotesi, uno dei due affamati o entrambi siano dei delinquenti non solo non fa venir meno l’esigenza di separare i loro poteri sulla pizza, ma anzi la rafforza.

Diceva qualcuno che anche se sulla terra fossero rimasti solo San Francesco e Santa Chiara ugualmente sarebbe stato doveroso porre una legge a regola dei loro rapporti.

Ma a maggior ragione se riteniamo che siano rimasti solo Barabba e Giuda si impone che costoro operino secondo regole.

E quanto più i due affamati della pizza risultino dei cialtroni pericolosi, tanto più sarà necessario evitare che lo stesso affamato tagli la pizza e scelga la fetta.

Quindi, anche se la magistratura, per una misteriosa e sfortunata casualità, fosse composta solo da cialtroni, l’esigenza di tenere separati i poteri resterebbe intatta e, anzi, sarebbe ancora più forte.

La separazione dei poteri, in sostanza, è IRRINUNCIABILE.

Vedere che ci avviamo a rinunciarci ancor più di quanto si è già fatto finora mi sembra veramente una terribile prospettiva.

Si badi: non per me o per i miei colleghi magistrati, ma per tutti noi come cittadini.

Sul punto, mi permetto di dire, concludendo questo sfogo, che, francamente, mi sono stufato di difendere le ragioni del diritto, della costituzione e della democrazia, come se fossero un interesse privato dei magistrati.

Si tratta di beni preziosi del popolo.

Il popolo non li riconosce come tali ed è contento di svenderli in cambio dello sgravio dell’ICI?

Faccia pure.

A me lo stipendio lo daranno uguale a prima.

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giovedì 28 agosto 2008

Pensiero stupendo



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L'Italia docile che ha perso dissenso

(Nadia Urbinati, la Repubblica, 20 agosto 2008)

Sarebbe utile interrogarsi sulla docilità, una qualità che ben rappresenta l'Italia di oggi.

Chi detiene il potere politico non è naturalmente amico del dissenso e di chi lo esercita, nemmeno quando al potere vi giunge per vie democratiche e la sua azione di governo è limitata da lacci costituzionali.

Grazie al liberalismo, che del potere ha una visione giustamente diffidente e pessimista, le società moderne sono riuscite a imbrigliare le tendenze tiranniche e dispotiche di governi e governanti e infine a eliminare l'uso della violenza dalla politica.

Diceva Tocqueville che il diritto e le costituzioni hanno reso la politica dolce perché hanno fatto posto al dissenso. I diritti che tutelano la nostra libertà individuale, non solo quella che ci consente di possedere cose materiali ma anche quella che ci rende sovrani sul nostro corpo e la nostra mente, sono un baluardo imprescindibile contro il potere, anche legittimo. Per questa ragione, una società libera è l'opposto di una società docile.

Ma le cose sono più complicate di come se le immagina la teoria. Una società libera ha bisogno del dissenso. Anzi è desiderabile che la diversità di opinioni vi si manifesti e si esprima liberamente perché è grazie a questa diversità che il gioco politico può svolgersi e le maggioranze alternarsi.

Ma la cultura dei diritti può purtroppo stimolare anche una diversa attitudine: può indurre i cittadini ad abituarsi a perseguire il godimento dei loro diritti individuali disinteressandosi a quanto avviene nella sfera politica, salvo recarsi alle urne nei tempi stabiliti.

La società democratica può facilitare la formazione di una società docile perché indifferente alla partecipazione politica. Lo può fare perché e fino a quando i diritti essenziali sono protetti per la grande maggioranza e non si danno quindi ragioni di dissenso.

Sono le minoranze il vero problema (o, per l'opposto, la salvezza) delle società democratiche mature, perché sono loro a esprimere dissenso, a rivendicare spazi di azione che non sono in sintonia con quelli della maggioranza - se poi queste minoranze sono per giunta culturali e etniche, non semplicemente di opinione, allora decidere di non ascoltarle e perfino di reprimerle e perseguitarle può non essere visto dall'opinione generale come un problema di violazione di diritti.

La società docile non è una società che ha rinunciato ai diritti o che non è più liberale. E' invece una società nella quale la maggioranza è soddisfatta del proprio grado di libertà e dei propri diritti e trova fastidioso che ci siano minoranze non domate, non silenziose e omologate, che facciano richieste che non collimano con le proprie (come nel caso di una minoranza religiosa che chiede che il diritto di culto sia rispettato anche quando il culto è diverso da quello della maggioranza).

Società democratica docile, dunque, e per questo autoritaria e paternalista.

La docilità è una qualità che si predica degli animali non degli uomini; è un obiettivo che i domatori si prefiggono quando cercano di abituare un animale a fare meccanicamente determinate cose. Al moto della mano del padrone il cane sa quel che deve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione di come pensare e che cosa fare rispetto all'opinione preponderante; significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, per esempio l'opinione generale di una più o meno larga maggioranza, crede, ritiene e vuole.

Sono ancora una volta i liberali che ci hanno fatto conoscere questo lato inquietante del potere moderno. Un lato che si è mostrato quando il potere è riuscito ad avvalersi di strumenti nuovi; strumenti che si sono presto rivelati congeniali a un potere che si serve delle parole e delle opinioni per restare in sella, che può rinunciare alla violenza sui corpi perché si radica nell'anima dei suoi sudditi, se così si può dire.

Mentre gli antichi tiranni e monarchi assoluti usavano la tortura e le punizioni esemplari nelle pubbliche piazze, il moderno potere fondato sull'opinione non ha più bisogno di usare la violenza diretta (e se la usa, si guarda bene dal farlo in pubblico); usa invece una specie di addomesticamento che produce, come scriveva Mill, una forma di "passiva imbecillità".

I cittadini docili assomigliano a una massa di spettatori: in silenzio ad ascoltare e, semmai, giudicare alla fine dello spettacolo con applausi o fischi. La politica come spettacolo non assomiglia a un agone ma a una sala cinematografica.

Il dissenso, la virtù forse più importante in una democrazia che si regge sull'opinione mediatica, è tacciato di generare destabilizzazione, offeso e denigrato. Il buon cittadino non dissente, ma segue, accetta e opera con solerte consenso. Una voce fuori del coro è castigata come fosse un'istigazione al terrore; un'opinione che contesta quella della maggioranza è additata come segno di disfattismo.

Questa Italia assomiglia a una grande caserma, docile, assuefatta, mansueta.

Che si tratti di persone di destra o di sinistra la musica non sembra purtroppo cambiare: addomesticati a pensare in un modo che pare essere diventato naturale come l'aria che respiriamo, vogliamo che i sindaci si facciano caporali e accettiamo di buon grado che ci riempiano la vita quotidiana di divieti e consigli (sulle spiagge della riviera romagnola due volte al giorno da un altoparlante fastidioso le autorità ci fanno l'elenco di tutte le cose che non dobbiamo fare per il nostro bene e se "teniamo alla nostra salute").

Come bambini, siamo fatti oggetto della cura da parte di chi ci amministra, e come bambini ben addomesticati diventiamo così mansueti da non sentire più il peso del potere.

E' come se dopo anni di allenamento televisivo siamo mutati nel temperamento e possiamo fare senza sforzo quello che in condizione di spontanea libertà sarebbe semplicemente un insopportabile giogo.

La cultura della docilità non pare risparmiare nessuno, nemmeno coloro che per ruolo istituzionale dovrebbero esercitare il dissenso.

Commissioni bipartisan nascono ogni giorno; servono ad abituarci a pensare che l'opposizione deve saper essere funzionale alla maggioranza, diventare un'opposizione gradita alla maggioranza.

Un'opposizione che semplicemente si oppone e critica e dissente pare un male da estirpare, il segno di una società non perfettamente docile.

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mercoledì 27 agosto 2008

L'intellettuale del gruppo

“Amato come Brusca”, bufera su Gasparri
Il capogruppo del Partito della libertà paragona il presidente della commissione su Roma Capitale, Giuliano Amato, al boss mafioso Giovanni Brusca
(Corriere della Sera, 26 agosto 2008).

Per la cronaca, e per limitarci alle sparate più recenti (ché altrimenti non basterebbe un’enciclopedia), trattasi dello stesso Maurizio Gasparri che aveva non molto tempo fa definito il Consiglio Superiore della Magistratura una “cloaca”.

E’ troppo pretendere da un senatore della Repubblica che si comporti da senatore della Repubblica? Trattandosi di Gasparri, forse sì.

Commentava il blog “Uguale per tutti”, in relazione a quest'ultima elegante uscita del sommo Gasparri:

“... ma ve li immaginate i Panebianco e tutti gli altri giornalisti, gli pseudointellettuali e simili cosa scriverebbero se parole come quelle usate da Gasparri le avesse usate un magistrato o un altro giornalista non servo del potere o un comico o chiunque?

E infine, ma ve l’immaginate appena statisti di questo livello metteranno definitivamente le mani sulla giustizia!”


Meglio non immaginare...

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martedì 26 agosto 2008

Un modello collaudato


Immagine ricavata da una vignetta di Vauro (questa).

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lunedì 25 agosto 2008

L'indecente di Arcore



Berlusconi: il governo punta a «mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone». Vale a dire, separazione della carriera fra magistratura inquirente (che definisce «avvocati dell’accusa») e magistratura giudicante. Ma anche «indirizzo dell’azione penale, superando l’attuale ipocrisia della finta obbligatorietà». E pensa all’introduzione di «criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati». Così commenta: «Noi siamo dalla parte dei magistrati, non delle frange estreme ideologizzate e giustizialiste». (ilgiornale.it, 22 agosto 2008)

Sonia Alfano (Presidente dell'Associazione Nazionale dei Familiari delle Vittime della Mafia): «La riforma della giustizia, così come concepita dal governo Berlusconi, altro non è che uno spudorato e ormai consueto tentativo di assoggettamento dei giudici al potere politico. (...) Citare Giovanni Falcone ed usarlo come parafulmini per difendere il tentativo di spezzare gli equilibri che rendono una nazione democratica è un atto di una bassezza e volgarità inqualificabile. Noi siamo sempre stati e saremo ancora una volta, con tutti i nostri mezzi e le nostre energie, al fianco dei magistrati per bene il cui unico interesse è quello di difendere la propria autonomia per continuare a garantire ai cittadini uno stato democratico». (antimafiaduemila.com, 22 agosto 2008)

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Mafia, potenza economica

(Elio Veltri, da: antimafiaduemila.com)

Luigi Giuliano, già capo assoluto della Nuova Famiglia della camorra, alleata con «l'Alleanza di Secondigliano», nel 2003, quando si pente, comincia a raccontare gli affari, e dice che la «Cupola» incassava decine di miliardi di vecchie lire al mese.

In Sicilia i magistrati ascoltando una intercettazione ambientale, si convincono che i veri padroni della SISA che gestisce 100 supermercati in provincia di Palermo e fattura 300 miliardi all'anno di vecchie lire, sono Provenzano e Palazzolo.

Dal porto di Gioia Tauro la 'ndrangheta mandava in Cina containers pieni di rifiuti che ritornavano in Europa trasformati in plastica.

Ecco, queste sono solo tessere della mafia Spa, multinazionale, presente in molti paesi del mondo, a suo agio nell'economia globalizzata, senza segreti per la finanza e per i paradisi fiscali. Rappresentata da tecnici di valore, incensurati, capaci di portare all'estero decine di società, con una triangolazione fulminea Milano-Lussemburgo-Lugano e di riportarle in Italia ripulite e pronte ad operare in borsa.

La Mafia ha capito prima degli imprenditori onesti la globalizzazione, la caduta delle frontiere e, soprattutto, l'uso di Internet e li ha usati a proprio vantaggio.

Subito dopo la caduta del muro di Berlino, in un'intercettazione telefonica diventata famosa, si ascolta l'inviato che chiede al capo cosa deve comprare e si sente rispondere: «vai a Berlino est e compra tutto». A Berlino est per due ragioni: la domanda di capitali era elevata e di democrazia ce n'era poca, per cui le regole potevano essere aggirate.

L'economia del paese segna il passo e la crescita è zero; la produzione industriale è in caduta libera perché gli italiani hanno le tasche vuote e non comprano, ma mafia Spa è florida e in espansione, in tutto il mondo. In Italia, con un fatturato calcolato 90 miliardi di Euro dal rapporto di SOS impresa della Confesercenti per la parte commerciale, si conferma la più importante multinazionale del paese e una delle più grandi d'Europa, tale da competere con le Corporations che hanno bilanci superiori a quelli degli Stati.

Se poi aggiungiamo traffico di droga, di armi e di esseri umani, allora il fatturato tocca i 140-150 miliardi all'anno. Certo, la mafia non deposita bilanci e non si sottopone al controllo della Consob.

Ma le stime sono attendibili e anche sottodimensionate. Ad esempio Piero Grasso valuta circa 50 miliardi di euro il traffico di droga e John Kerry, senatore democratico, presidente di una Commissione del Senato che si occupa di criminalità organizzata, il traffico di droga della mafia italiana lo valuta 110 miliardi di dollari all'anno e cioè più del doppio.

In un rapporto al Senato degli Stati Uniti sulle cinque mafie più potenti del mondo, il Senatore democratico scrive che si può affermare con sicurezza che la mafia italiana gode di protezioni ad alti livelli politici e nell'apparato dello Stato. Il rapporto naturalmente non è stato tradotto. Forse vale la pena ricordarne il titolo: «La nuova guerra». E cioè la guerra per la democrazia e la civiltà nel terzo millennio è quella contro la mafia. E non la pensa diversamente Louise I. Shelley, direttore del Transnational Crime and Corruption Center dell'Università di Washington il quale scrive: «la criminalità transnazionale sarà per i legislatori il problema dominante del ventunesimo secolo, come lo fu la guerra fredda per il ventesimo secolo e il colonialismo per il diciannovesimo».

È una esagerazione? Non credo, perché anche l'ONU e L'Unione Europea la pensano allo stesso modo. Ad esempio, se esaminiamo uno dei settori più «produttivi» che è quello della contraffazione (abiti griffati, giocattoli, computer, profumi ecc) nel quale lavorano a due euro all'ora, nelle cantine e nei sottoscala, e non solo della Campania, decine di migliaia di persone, «l'Union des fabricants pour la protection International de la propriété industrielle et artistique», che ha organizzato il Forum di Parigi del 2003, ne valuta i profitti in 250 miliardi di euro all'anno pari al 5-7% del commercio mondiale. L'organizzazione Mondiale delle Dogane poi, ne stima il fatturato in 450 miliardi di euro anno. L'Italia, per la contraffazione, è ai primi posti al mondo. Ed è solo un comparto delle innumerevoli produzioni oramai in mano alla criminalità organizzata, che fa concorrenza all'economia sana, conquista i mercati con la violenza, non ha bisogno di accendere prestiti bancari perché paga cash. Per dare ancora un'idea si calcola che i posti di lavoro persi ogni anno dalle aziende regolari che subiscono la concorrenza sono 100 mila e l'evasione fiscale è di 2,4 miliardi di dollari. Il nero si mescola col criminale sia nella finanza che nell'economia. Poi, nei paradisi fiscali, che negli ultimi anni sono raddoppiati, dove si contano più banche che cittadini, si sposano.

In un convegno nell'Università di Firenze, Ottobre del 2007, Piero Grasso ricordava che Falcone aveva capito tutto e l'aveva spiegato nel 1991 ai deputati del Bundestag, ma ricordava anche che oggi solo i «fondi per le piccole spese vengono confiscati» e un po' sconsolato si chiedeva: «ma la politica vuole davvero combattere la mafia?».

La domanda è d'obbligo per due ragioni: la politica ha delegato alla magistratura e alle forze dell'ordine il problema economico e sociale più drammatico del paese. La politica non si cura di conoscerlo per intervenire e quindi ne ignora o ne sottovaluta la dimensione.

Eppure, i patrimoni mafiosi valgono 1000 miliardi di euro (oltre 2 milioni di miliardi di vecchie lire) e gli affiliati, secondo la DIA, sono un milione e ottocentomila. Gli affiliati non sono i «pungiuti». Sono quelli che con le organizzazioni mafiose hanno rapporti sociali e di affari a causa di un'espansione gigantesca e incontrollabile della finanza e dell'economia criminale.

Le leggi che i magistrati hanno in mano sono strumenti che non funzionano: né quella sulla confisca dei beni, né quella sul riciclaggio, se solo pensiamo che non più del 6-7% dei beni vengono confiscati e i processi in corso, di qualche peso, per riciclaggio sono 4-5. L'anagrafe dei conti e dei depositi introdotta con legge nel 1991 non è operativa. Proposte all'Europa per cominciare a chiudere i paradisi fiscali sui territori europei per poi concordare nelle sedi internazionali interventi negli altri continenti, non ce ne sono. Embarghi finanziari non ne vengono proposti. Eppure, ne sono stati attuati persino sui farmaci e sul cibo. Ma per le sacre finanze sporche No.

L'Italia, inoltre, ha la sua buona dose di banche e società finanziarie nei paradisi fiscali col placet della Banca d'Italia: 220 banche; 117 società controllate da banche di cui 40 in Lussemburgo.

Sono giorni di dibattito acceso sugli immigrati clandestini e sull'immigrazione in generale. Com'è stato sottolineato su questo giornale anche da Livia Turco, la clandestinità è figlia innanzitutto dell'economia sommersa (nera e mafiosa), che costituisce il più grande serbatoio europeo di italiani precari e sfruttati e di immigrati clandestini e non, ma sempre sfruttati. Con scie di morti da guerra civile, quella mafiosa, che si contano in migliaia e che sembra non interessino più di tanto.

Quindi, o si interviene sulle cause oppure la cancrena rimane. Eppure, questa sì, che sarebbe materia di una grande alleanza trasversale e nazionale.

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sabato 23 agosto 2008

Italian tastes


Immagine ricavata da vignette di Hasan Bleibel (questa e questa).

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venerdì 22 agosto 2008

Corruption: your NO counts!



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giovedì 21 agosto 2008

L'Amicone di Silvio


(Vignetta di Jeff Danzinger.)

Se non sposta le montagne, lui non è contento. Certo. L'impossibile è anche un po' il suo difetto. Quasi quasi si crede un Giove. (...) A settantadue anni Silvio fa il papà del suo seguito, il nonno con i nipoti, il coetaneo tra le ragazze. E il Cesare senza età nel panorama della politica italiana e internazionale. E proprio a questo proposito - sono i giorni drammatici della crisi georgiana - Berlusconi confida che “grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi. Abbiamo evitato un inutile bagno di sangue”. (tempi.it, 21 agosto 2008)

Palazzo Chigi: “Il Presidente non ha mai pronunciato queste parole. Un lessico che, tra l'altro, non appartiene certo a quello del Presidente del Consiglio”. (unionesarda.ilsole24ore.com, 21 agosto 2008)

“Naturalmente prendiamo atto della smentita di Palazzo Chigi e ci scusiamo di aver evidentemente equivocato una battuta che il presidente del Consiglio ha fatto nel corso di una telefonata privata con me. Si trattava evidentemente di una chiacchierata 'off the records' che non fa parte del testo ufficiale licenziato dalla presidenza del Consiglio”. Lo afferma il direttore di "Tempi", Luigi Amicone, dopo la nota di Palazzo Chigi relativa al passaggio dell'intervista sulla crisi Georgia-Russia. (ibid.)

Della serie: il "grande statista" e il "giornalismo con la schiena dritta"...

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mercoledì 20 agosto 2008

Intervista all'ex senatore Fernando Rossi

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martedì 19 agosto 2008

Telegiornali di regime...



... un esempio fra i tanti: il Tg2.

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lunedì 18 agosto 2008

L'Italia sul podio: prima in Europa per evasione fiscale


(Vignetta di Rododentro.)

"L'Italia si conferma il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, con il 48% del reddito imponibile che non viene dichiarato al fisco." (...)

Lo studio dell'Associazione contribuenti italiani ha rilevato che "i principali evasori sono industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%)". "L'evasione è diffusa soprattutto al Sud (34,5% del totale nazionale), seguito dal Nord Ovest (26,5%), dal Centro (20,1%) e dal Nord Est (18,9%)".

Dall'indagine è inoltre emerso che "solo un cittadino su cinque - afferma Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it - sa perché paga le tasse, mentre quattro su cinque si considerano sudditi di un'amministrazione finanziaria troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti, violando i diritti dei contribuenti".

(Adnkronos, 17 agosto 2008)

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domenica 17 agosto 2008

Il regime s'offende

(Saverio Monno, da: altrenotizie.org)

Settimana di ferragosto. La più povera estate degli ultimi quindici anni sta per volgere al termine. Profittando dell’infausto momento di pausa, si cerca di tirar le somme per questi primi 100 giorni di governo-Berlusconi.

A sorpresa, arriva l’elogio del settimanale USA Newsweek. Nel ripercorrere i momenti salienti di questo primo scorcio di legislatura, la rivista d’oltreoceano parla di “miracolo”. “Dallo stato d’emergenza per combattere l’immigrazione clandestina, alla legge per la raccolta delle impronte digitali dei rom - sostiene Jacopo Barigazzi - il cavaliere ha fatto l’impossibile”. Ma l’entusiasmante analisi statunitense non incontra il seguito sperato. Tra l’altro, rimane il sospetto di qualche malizioso sull’effettiva “criticità del pezzo”. Jacopo Barigazzi (anatomista, clinico e chirurgo cinquecentesco) risulterebbe infatti, un banale quanto enigmatico pseudonimo.

In realtà, l’attività del quarto esecutivo del cavaliere continua ad essere duramente criticata e, a dispetto dei sondaggi trionfali, che vedono Berlusconi in piena luna di miele con l’elettorato, le fila dei detrattori s’ingrossano giorno dopo giorno.

Così, dopo le denunce europee e le contestazioni dell’ONU, nella lista nera dell’esecutivo, finisce per sbucare anche il nome di Famiglia Cristiana. Sin dalle prime ore, il settimanale paolino aveva concesso ampio credito al cavaliere, esaltandone i discorsi alle camere e plaudendone i primissimi passi. Solo in seguito era riuscito a coglierne gli interessi sfacciatamente personali, e solo allora aveva iniziato a criticarne apertamente le intenzioni.

Nonostante l’iniziale leggerezza però, la rivista cattolica sembra essere, ora, in prima linea. Punzecchia il governo tanto da far quasi invidia a Veltroni. “Se sulla giustizia Berlusconi ha ottenuto le norme che lo interessavano - tuona Beppe Del Colle in un editoriale di lunedì scorso - Bossi attende settembre per l’agognata riforma sul federalismo fiscale”. Arriva dunque la strigliata al “presidente spazzino”, le cui misure sulla sicurezza, minacciano di scatenare una “guerra tra poveri” in un “paese da marciapiede”, in cui “l’inutile gioco dei soldatini” non nasconde la realtà delle cose. “Si cerca di gettare un po’ di fumo negli occhi, per nascondere all’opinione pubblica l’incapacità di dare risposte concrete” attacca Don Sciortino (dal ‘99 alla guida del periodico) in un’intervista a La Stampa.

E’ l’inizio di una rissa. La maggioranza passa subito alla controffensiva. Il primo dei fucilieri Pdl, è il solito Maurizio Gasparri, che va subito all’assalto: “C’è da tempo una ridicola voglia di protagonismo da parte di chi dirige male un giornale che non rappresenta le gerarchie della Chiesa. Un periodico cristiano solo di nome, che in realtà è criptocomunista”. “Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano”, ironizza il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. “Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest’anno” s’agita Isabella Bertolini.

Ma il settimanale paolino non molla e, citando un rapporto dell’organizzazione Esprit, si augura “non sia vero il sospetto” che in Italia stia rinascendo il fascismo “sotto altre forme”. Poi al TG3 Don Sciortino aggiunge: “Sono sorpreso di queste reazioni. Ogni cittadino dovrebbe poter valutare l’operato del governo, in un paese normale questo fa parte di un libero dibattito, di un libero confronto”.

Le repliche sono immediate e all’altezza della peggior trattoria. “Questo giornale sta perdendo colpi. Il suo direttore se ne sta beatamente a cullarsi sulle onde di Marettimo e in questo contesto parla di pericolo fascista” accusa La Russa. Gasparri minaccia querele. “Di fascista oggi in Italia ci sono soltanto i toni da manganellatore che Famiglia Cristiana consente di usare a Beppe Del Colle”, tuona Giovanardi.

Il solito “pregiudizio ideologico”, l’ennesima riprova dell’immancabile “visione parziale”. Mario Giordano, dalle colonne de il Giornale, difende il padrone. “Dite qualcosa di cristiano” invoca. “Se a Ferragosto in redazione non si concedono una pausa, con il prossimo numero forse scopriremo che Berlusconi è stato il mandante delle Fosse Ardeatine e Maroni un kapò ad Auschwitz”. Poi sentenzia fedele: “Se errare è umano e perseverare è diabolico, per Famiglia Cristiana ci vuole l’esorcista”.

L’attacco al settimanale cattolico vede scomodarsi anche il Sole24ore. “Crisi in edicola” titola il quotidiano della Confindustria. E’ di turno Carlo Marroni. Lo scenario che riesce a dipingere è a dir poco estremistico: “Negli ultimi anni le cose non vanno tanto bene, c’è una forte crisi di vendite” sostiene. La rivista paolina, dunque, attingerebbe a piene mani dal repertorio “cattocomunista”, e proporrebbe “editoriali al vetriolo” contro il martire di Arcore, al solo scopo di risollevare le vendite.

“Il duce ha sempre ragione” si diceva, e probabilmente le cose non sono molto cambiate. Chi osa criticare il governo viene duramente insultato e, quando gli insulti non riescono a tappare il becco dell’insolente, partono le querele. Si delegittimano i dissidenti per poterli colpire con maggiore facilità, nel silenzio dell’opinione pubblica, che ne giustifica ed accetta le “ragioni”. In seguito, le querele fungono da deterrente per tutti coloro i quali cerchino di emulare le intollerabili irriverenze opposte al regime.

Fino ad una manciata di mesi fa, “i silurati” appartenevano ad una sparuta cerchia di “pericolosi sediziosi”, oggi spaventa l’ampliamento progressivo di questa categoria di “colpevoli”, spaventa l’assenza della più elementare forma di pudore, l’assenza d’indignazione nell’opinione pubblica, così assuefatta all’aggressività dei “colonnelli” da ritenerla assolutamente normale. Prenderne coscienza è doveroso, il regime vive d’incoscienza.

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La (non) libertà di satira in Italia


Intervista a Daniele Luttazzi (Sky, 2005).

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sabato 16 agosto 2008

Par condicio (violata)


(Vignetta di Martyn Turner.)


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venerdì 15 agosto 2008

Berlusconi - Pubblicità Progresso / 4



Aiutiamo lo smemorato di Arcore a ritrovare la memoria.

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giovedì 14 agosto 2008

Il nazismo che avanza: Borghezio e la "superiorità etnica dei padani"

(da: rainews24.rai.it, 13 agosto 2008)

I successi olimpici testimoniano la "superiorità etnica dei padani": è il commento di Mario Borghezio, europarlamentare leghista, che dentro il ricco medagliere degli azzurri a Pechino riconosce una prevalenza di atleti del Nord.

"Le prime medaglie d'oro olimpiche assegnate ad atleti del Nord hanno certamente motivazioni di vario tipo. Nessuno, però, sembra avere il coraggio - prosegue Borghezio - di dire la cosa più ovvia ed evidente e cioè che esse dimostrano la superiorità etnica dei padani, anche in questo campo".

"Ovviamente - sottolinea l'europarlamentare del Carroccio - non si deve trarre da questa realtà alcuna conseguenza di tipo razzista, ma parimenti nessuno è legittimato a ignorarla, come invece fanno i commentatori della Rai, pagati anche da noi".

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mercoledì 13 agosto 2008

Nella "società del proibito" dove tutti si dichiarano liberali

(Massimo Fini, da: massimofini.it)

Il sindaco di Verona, Tosi, ha elevato da 36 a 500 euro le multe per chi avvicina le prostitute in strada.

Poiché in Italia la prostituzione non è ancora un reato, e probabilmente non lo sarà mai in modo ufficiale (altrimenti oltre a colpire il mercimonio da strada, come si cerca di fare ora, si dovrebbe andare ad indagare su certi traffici, più sofisticati, come quello di dare una ragazza una particina in qualche fiction in cambio di una prestazione sessuale, che a onor del vero sono molto più squallidi e gravi della prostituzione classica perché si basano sul ricatto), l'escamotage per punire i clienti delle lucciole sta nel fatto che, con le loro macchine ferme, ingombrano il traffico.

Dopo il decreto Maroni che dà amplissimi poteri ai sindaci per colpire, fra gli altri, "i comportamenti che offendono la pubblica decenza", molti amministratori comunali hanno seguito l'esempio di Tosi e sicuramente molti altri lo faranno.

A Trento, invece è stato fermato un padre che stava filmando suo figlio in una piscina comunale. Motivo? Insieme al figlioletto che dava le prime bracciate aveva inquadrato anche altri bambini seminudi, cioè in costumino da bagno, ed era quindi sospetto di pedofilia.

Stiamo vivendo un'epoca vittoriana, e non solo in campo sessuale.

Sempre a Verona è vietato consumare alcol fuori dai bar (alla prima bottiglia fan 100 euro alla terza 500), dormire all'aperto, sbocconcellare panini per strada; girare a torso nudo, bagnarsi nelle vasche pubbliche. Il mullah Omar era più permissivo.

Il sindaco di Vicenza dal canto suo, ha imposto la solita multa di 500 euro (che, se non sbaglio, fan quasi un milione delle vecchie lire) "per camper e roulotte che trasformano la sosta in un bivacco", mentre quello di Novara ha vietato le passeggiate notturne nei parchi se si è in più di due (il che equivale, più o meno, a quella disposizione del regime fascista che considerava "adunata sediziosa" un capannello di più di cinque persone).

Sono noti poi i limiti sempre più feroci e generalizzati imposti al consumo di alcol e al fumo, non solo a tutela dei soggetti passivi ma anche di quelli attivi, perché chi fuma in un parco (come è capitato a un rumeno di 54 anni che si è visto appioppare, a Verona, una multa di 50 euro) non danneggia, se danneggia, altri che sè stesso cosa che se non vogliamo tornare allo "Stato etico" che decide per i cittadini, di hegeliana e fascista memoria, contro il quale hanno tuonato, in questi anni, proprio gli intellettuali del centrodestra, dovrebbe stare nella sua piena libertà.

Altri limiti simil-Tosi dobbiamo aspettarci dal recentissimo decreto Maroni che dà ai sindaci poteri più forti di quelli del prefetto.

E a Firenze, a Venezia, a Trento e in altre città è vietato chiedere l'elemosina, cosa che non si era mai vista prima, neppure, anzi, nei "secoli bui" del Medioevo, in nessuna società del mondo (ad eccezione della Russia sovietica).

Non ci sono mai stati tanti verboten e limiti alle libertà individuali come nell'epoca presente e in questo regime, non importa se governato dalla destra o dalla sinistra, dove tutti si di chiarano liberali.

Ma il culmine si è raggiunto con la vicenda di Eluana Englaro dove il Parlamento (il Parlamento!), in versione quasi bipartisan, vuole impedire, nonostante una decisione in contrario del Tribunale, ad una povera donna in coma da sedici anni di andare incontro alla sua morte naturale. Di questo passo si finirà a decidere della vita e della morte di una persona per referendum.

E l'Italia è diventata un Paese dove non si può più né vivere né morire.

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martedì 12 agosto 2008

Pliis visit itali




(Vignette di Massimo Gariano.)

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Famiglia Cristiana al Governo: "Basta con le buffonate"

(da: rainews24.rai.it, 11 agosto 2008)

Nell'editoriale del numero in edicola da mercoledì 13 agosto, Famiglia Cristiana definisce l'Italia "un Paese da marciapiede" e le iniziative sulla sicurezza "buffonate".

"La verità, si legge nell'editoriale, è che 'il Paese da marciapiede' i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l'attenzione con le immagini del 'presidente spazzino', l'inutile 'gioco dei soldatini' nelle città, i finti problemi di sicurezza, ma c'è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le 'buffonate', che servono solo a riempire pagine di giornali".

Ancora il settimanale se la prende con "le aziende che fanno enormi profitti, mentre il Pil è a zero. L'industria vola ma sui precari non si muove niente", Famiglia Cristiana esprime "preoccupazione" per lo stato delle famiglie italiane e per la recessione che sta colpendo il nostro Paese.

La risposta di Gasparri: "Criptocomunisti".

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lunedì 11 agosto 2008

Convinto lui...


(Vignetta di Rainer Hachfeld.)

Berlusconi: “Io aumento il prestigio dell'Italia” (Corriere della Sera, 2 agosto 2008).

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domenica 10 agosto 2008

"Lo Stato ha tradito"



Intervista di Riccardo Iacona a Nicola Gratteri, Sostituto Procuratore della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria (W l'Italia - Diretta, 17 luglio 2007).

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sabato 9 agosto 2008

Rieducational Channel



Rosa Alberoni parla del suo ultimo delirio antievoluzionista... da Marzullo. Naturalmente su 'Raiset'.

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Il principio della rana bollita

Se mettete una rana in una pentola di acqua bollente, essa cercherà immediatamente di saltare fuori. Ma se mettete la rana in acqua a temperatura ambiente e non la spaventate, se ne starà ferma.

Ora, se la pentola è su una fonte di calore, e se aumentate gradualmente la temperatura, succede qualcosa di molto interessante.

All'aumento della temperatura da 21 a 27 gradi la rana non farà nulla. Anzi, essa dimostrerà in tutti i modi di godersela.

Con il graduale aumento della temperatura, la rana diventerà sempre più malferma, finché non sarà più in grado di saltar fuori dalla pentola. Sebbene non vi sia nulla che la trattenga la rana resterà lì e bollirà.

Perché? Perché l'apparato interno della rana che percepisce le minacce alla sopravvivenza è orientato a reagire a cambiamenti improvvisi, nel suo ambiente, e non a lenti e graduali. (...)

Non eviteremo il destino della rana finché non impareremo a rallentare e vedere i processi graduali che spesso rappresentano le minacce maggiori. (Tratto da qui.)

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venerdì 8 agosto 2008

Sudafrica: preoccupazione per il "principio Berlusconi"

(Giulia Alliani, da: osservatoriosullalegalita.org)

"Il 'principio Berlusconi'" é il titolo di un articolo firmato da Raenette Taljaard per il Times/South Africa.

Due i sottotitoli in evidenza. Il primo: "Vi sono richieste per ottenere una qualche forma di sospensione del procedimento giudiziario che coinvolge Jacob Zuma, presidente dell'ANC". Quindi il secondo: "Il primo ministro italiano, con l'approvazione di nuove regole sull'immunità, ha stabilito un preoccupante precedente".

La Taljaard é attualmente Senior Lecturer presso la University of the Witwatersrand ed è stata la più giovane donna mai eletta al parlamento sudafricano, dove ha ricoperto l'incarico di portavoce dell'opposizione in importanti commissioni, prima di lasciare la carica, nel 2004.

Spiega Raenette Taljaard che "Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha ringraziato i politici italiani con le parole "mi avete liberato" e prosegue: "Il 'principio Berlusconi', che è stato approvato definitivamente in Italia la settimana scorsa, potrebbe avere gravi conseguenze per la lotta alla corruzione in tutto il mondo".

"Esso - prosegue Taljaard - non solo stabilisce un preoccupante precedente in un paese sviluppato, che sarebbe tenuto ad adottare standard più elevati nella vita pubblica, ma crea ora un esempio da prendere come scusa per i leader dei paesi in via di sviluppo che desiderassero emulare tale principio, i quali potrebbero usare come pretesto il fatto che si é creato un precedente, in termini di diritto comparato, che si può e si deve imitare".

L'autrice dell'articolo stabilisce poi un paragone con il proprio paese: "Questi fatti avvenuti in Italia ricordano alcuni sviluppi in Sudafrica, in particolare riguardo alle indagini sulla corruzione nel traffico di armi... si sente parlare di richieste di amnistia, di accordo con modifica dell'imputazione o di qualche altra forma di sospensione del procedimento per il presidente dell'ANC Jacob Zuma, accusato di corruzione".

Taljaard aggiunge, caso strano: "Recentemente, Zuma, davanti all'Alta Corte di Pietermaritzburg, non é riuscito a dimostrare con prove valide l'esistenza di una congiura politica contro di lui" (vedi).

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(Immagine ricavata da vignette di Bertrams e di Alex Hughes.)

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giovedì 7 agosto 2008

19 luglio 1992: una strage di Stato



Intervento di Salvatore Borsellino al convegno "La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino" (Palermo, Palazzo Steri, 18 luglio 2008).

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Attuazione dei patti

(Salvatore Borsellino, da: 19luglio1992.com)

Dopo Nino Madonia anche per Giuseppe La Mattina, uno degli assassini di Via D'Amelio, almeno quelli che si occuparono materialmente della strage, perchè degli altri, i veri mandanti non si sa ancora nulla e forse non ne sapremo mai nulla come per tutti i mandanti delle innumerevoli stragi di Stato perpetrate in Italia, è stato revocato il regime del 41 bis.

E' in buona compagnia perchè negli ultimi mesi la stessa cosa è avvenuta per altri 37 appartenenti di grosso calibro alla criminalità organizzata.

La motivazione una vera e propria contraddizione in termini, una perla di illogicità, è sempre la stessa: "Non è dimostrata la persistente capacità del detenuto di mantenere tuttora contatti con l'associazione criminale di appartenenza".

Ora uno degli scopi del 41 bis è proprio quello di impedire, grazie all'isolamento, i contatti dei detenuti ad esso sottoposti con l'esterno e quindi la possibilità di continuare a delinquere ed emanare ordini nonostante il loro stato di detenzione.

L'abolizione del regime del 41 bis non può avere quindi come risultato che quello, appunto, di permettere ai beneficiari, di riprendere questi contatti.

Questo in teoria, in effetti come denuncia il Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone il 41 bis non è più quel regime che venne applicato a partire dalle stragi dei magistrati Falcone, Borsellino, Morvillo e dello loro scorte dato che è stato progressivamente attenuato con ripetuti interventi legislativi e, come è stato accertato da recenti intercettazioni, i detenuti ad esso sottoposti riescono ancora a mantenere i contatti con l'esterno. Come denuncia Giancarlo Caselli "tutti i mafiosi non pentiti in carcere continuano ad avere rapporti strettissimi, a volte anche di comando, con l'esterno".

Bisognerebbe quindi intervenire con urgenza rivedendo la normativa del 41 bis legandolo alla effettiva pericolosità sociale del detenuto, ma il governo è troppo impegnato ad emanare leggi razziali o di tutela degli interessi della casta politica, e di qualche politico in particolare, spacciate sotto il nome di "pacchetto sicurezza" per potersi occupare di queste cose.

Preferiremmo allora che le cose ci vengano dette come effettivamente stanno, magari con un comunicato di questo tipo:

"In attuazione del patto stipulato tra Istituzioni deviate dello Stato e criminalità mafiosa organizzata per attuare il quale, nel Luglio del 1992, si rese necessario emiminare il Giudice Paolo Borsellino, è stato dato corso, come stabilito dal papello di Totò Riina, all'abolizione del 41 bis per un primo scaglione di beneficari appartenenti ad una delle controparti. Seguirà, a breve, l'attuazione dello stesso provvedimento di abolizione anche per i rimanenti mafiosi sottoposti a questo regime. In un momento successivo verrà dato corso anche alla parte riguardante l'abolizione degli ergastoli, ove possibile, o, in alternativa, la conversione della pena in detenzione domiciliare ed infine alla revisione generalizzata di tutti i processi per mafia previa abolizione della deprecata figura giudifica del concorso esterno in associazione mafiosa."

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Berlusconi - Pubblicità Progresso / 3



Aiutiamo lo smemorato di Arcore a ritrovare la memoria.

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mercoledì 6 agosto 2008

Tremonti presenta la sua Finanziaria



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Il caso Contrada



Libertà per gli assassini (Salvatore Borsellino)
Salvatore Borsellino protesta: "Mi farei giustizia da solo" (intervista a Salvatore Borsellino)
La sentenza Contrada (Marco Travaglio)
Il dottor Mafia (Marco Travaglio)
Contrada, il dottor morte (Marco Travaglio)
Affinità elettive. Trascorsi dell’avvocato Giuseppe Lipera, difensore di Contrada (Benny Calasanzio)
Conosciamo un po' meglio il legale del "dottor morte", Giuseppe Lipera (C. Abbondanza - S. Castiglion)

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sabato 2 agosto 2008

Il silenzio degli incoscienti



La vera anomalia in Italia non è tanto, o soltanto, in chi sta ponendo fine allo Stato di diritto ma soprattutto nel silenzio e nell'inerzia di quelli che dovrebbero essere i 'contro-poteri' di controllo: organi istituzionali di garanzia, opposizione, informazione.

Stiamo assistendo in diretta agli ultimi atti di blindatura della 'casta', a garanzia della propria impunità e perpetuazione (nella finta dialettica tra gruppi di interesse e di potere tra loro perfettamente complementari).

Prossima tappa annunciata: la cosiddetta "riforma della Giustizia", ovvero la definitiva soppressione della separazione dei poteri, a coronamento dello spaventoso accentramento che si è andato consolidando negli ultimi anni.

Per gli aspiranti all'impunità duratura il problema finale è la Costituzione. Ed è un problema da rimuovere. Una volta per tutte.

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venerdì 1 agosto 2008

Berlusconi: "L'immagine di un paese si fa con i fatti" / 4


(Vignetta apparsa su «Le Monde» del 14 dicembre 2004.)

Alcuni recenti articoli dalla stampa estera:

Una cortina de humo para ocultar problemas de fondo
(La Nacion, 30 luglio 2008)
Berlusconi's Crackdown
(The Atlantic, 29 luglio 2008)
Molto pratico: Silvio Berlusconi torna ad essere padrino di se stesso
(Die Welt, 27 luglio 2008)
Privilegiato senza pudore
(Süddeutsche Zeitung, 23 luglio 2008)
Immune systems
(Financial Times, 23 luglio 2008)
Le dichiarazioni sulla pulizia sono un cumulo di spazzatura
(Independent.ie, 19 luglio 2008)
Italians and the Gypsies - an old prejudice revived
(The Independent, 18 luglio 2008)
Berlusconi, senza complessi
(El País, 10 Giugno 2008)

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