
Quanto ai temi della giustizia e al futuro del lodo Alfano, il presidente del Consiglio afferma: “Sono convinto, assolutamente, che passerà il vaglio della Consulta. Se non passasse allora ci sarebbe da fare una profonda riflessione su tutto il sistema giudiziario e su tutto ciò che abbiamo visto accadere recentemente a Milano” (la Repubblica, 28 settembre 2008).
Un ammonimento amichevole, insomma. Prima dell'invio di qualche testa di capretto mozzata.
lunedì 29 settembre 2008
Il metodo Mangano
domenica 28 settembre 2008
No al nucleare

La lista civica nazionale «Per il Bene Comune» promuove meritoriamente una petizione popolare per dire «no» al «ritorno all’energia nucleare» sciaguratamente deciso dall'attuale "governo". Qui un'intervista sul tema al dott. Stefano Montanari.
Alitalia e il capitalismo di rapina

Dalla puntata di «AnnoZero» del 25 settembre 2008, dedicata alla vicenda Alitalia: gli interventi di Piero Schlesinger (giurista), Luca Piana («L'espresso») e Gianni Dragoni («Il Sole 24 Ore»).
L'impietoso confronto con la precedente offerta di Air France, l'inesistenza di un capitale di comando nella cosiddetta «cordata italiana», la balla dell'«italianità», la plateale violazione delle norme comunitarie, l'illegittima interferenza del governo, la valutazione della 'parte buona' di Alitalia da parte di una banca nel cui capitale figurano azionisti che partecipano alla cordata CAI, la finta gara internazionale, l'immane sproporzione tra il valore della «good company» e l'offerta CAI, l'opaco rapporto tra Air One e le banche, il carattere fasullo della garanzia che la compagnia rimanga alla fine in mani italiane...
E meno male che doveva essere un «salvataggio».
giovedì 25 settembre 2008
"Casa Colaninno", una commedia 'alitaliana'
Riassunto dell'ultima puntata.
La fumata bianca di Alitalia riporta la ‘pace’ in casa Colaninno, tra il presidente di Cai Roberto Colaninno e il figlio Matteo, deputato del Pd nonché ministro ombra per lo Sviluppo Economico.
Sulle sorti dell’ex compagnia di bandiera, tra i due le posizioni erano distanti. Forse più sul metodo però, che da un punto di vista politico...
Matteo propendeva, in linea con tutta l’opposizione, per la cessione di Alitalia ad Air France. Anche se ha sempre precisato che il padre aveva fatto bene a reggere la cordata dei finanzieri accorsi al capezzale della compagnia aerea.
E lo stesso Colannino jr assicurava: ''Non mi sento in nessun conflitto di interesse'' rispetto al ruolo assunto dal padre nella vicenda. ''La mia pulizia mentale è tale che io esprimo la mia posizione. Non mi si può chiedere – aggiungeva l’ex presidente dei giovani di Confindustria – di biasimare gli imprenditori che nella situazione data hanno offerto la loro disponibilità.
Per coerenza – rimarcava poi il 37enne parlamentare del Pd – ho scelto di non partecipare ad alcuna riunione né a consigli di amministrazione” di famiglia “in cui sono state prese delle decisioni su Alitalia''.
A dare il colpo d’ala alla trattativa Alitalia e forse ad accorciare le distanze di casa Colaninno è stato ancora una volta il gran mediatore Gianni Letta: ''Abbiamo riannodato i fili di un discorso che si era interrotto, ma non compromesso''...
Come andrà a finire l’Alitalia-story di casa Colaninno? ''Oggi – aveva detto Matteo lo scorso 1 settembre – non possiamo arrogarci la presunzione di sapere se la nuova Alitalia sarà o no un'impresa socialmente responsabile: lo sapremo tra 4-5 anni''.
Forse in famiglia si apre una nuova 'scommessa'.
Divertente, no? Peccato si tratti, anziché di una parodia, di una notizia "vera". In Italia questo e altro.
Bassa Lega
mercoledì 24 settembre 2008
La criminalità dei potenti in Italia
Presentazione de "Il ritorno del principe": intervento di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo. (Qui tutti gli interventi.)
martedì 23 settembre 2008
E ti pareva! - "Blu Notte" nel mirino del PdL

Di fronte alle tonnellate di spazzatura altamente tossica che la televisione riversa da anni quotidianamente nelle case (e nelle teste) degli italiani - anche e soprattutto attraverso le tv private - l'amico «de las noches» Paolo Romani, (spiegabilissimamente) assurto a sottosegretario PdL alle Comunicazioni, non trova niente di meglio da fare che attaccare la trasmissione «Blu Notte» di Carlo Lucarelli, rea di aver dedicato, due domeniche fa, una puntata ai rapporti tra mafia e politica, e quindi - inevitabilmente - anche al caso Dell'Utri (qui l'intera puntata).
Del tutto vaghe le accuse («militanza ideologica» - sic) e vago, anche se inequivocabile, il riferimento al programma («alcune trasmissioni della domenica sera, eccessivamente politicizzate e militanti contro il premier Silvio Berlusconi»).
Più che una critica, un'intimidazione. Di stampo arcoriano.
lunedì 22 settembre 2008
Il Lodo non basta
Marco Travaglio spiega il perché delle perduranti tattiche dilatorie di "Mr. B" nel processo Mills, anche dopo l'entrata in vigore del Lodo Alfano.
La fabbrica del consenso
(Peter Gomez, da: Voglioscendere)
Il consenso di Silvio Berlusconi continua a salire. Dopo aver perso 12 punti in dieci giorni a luglio, in occasione dell'approvazione del Lodo Alfano e le polemiche intorno alle norme blocca-processi, i sondaggi segnalano che l'operato del premier viene oggi apprezzato dal 60 per cento degli italiani.
Il Cavaliere insomma ha recuperato il terreno perduto e ne ha conquistato di nuovo. È difficile dare torto agli elettori. Le opinioni si formano sulla base di quello che le persone sanno.
E ciò che comunemente si conosce dell'azione di governo basta e avanza per promuoverla: i rifiuti di Napoli sono spariti, la cordata italiana per Alitalia c'è e non ha ancora spiccato il volo solo perché quei "cattivoni" dei sindacati si sono messi di traverso, sulla sicurezza si è intervenuti annunciando che l'immigrazione clandestina diverrà reato così come la prostituzione in strada.
Gli italiani sono insomma stati raggiunti da messaggi semplici, immediatamente comprensibili, che apparentemente testimoniano un'inversione di tendenza rispetto al passato quando ogni governo era squassato da lotte intestine e sconcertanti prese di posizione di ogni partito facente parte delle varie coalizioni.
Il fatto poi che l'opposizione (il Pd) continui a ripetere che è disposto al dialogo su tutto, sempre che le proposte del governo siano sensate, finisce per ammantare l'esecutivo di un'ulteriore aura di serietà.
In realtà di serio in questo governo ha ben poco. Anche a volerlo guardare con gli occhi di un elettore del centro-destra, finora agli annunci non sono seguiti provvedimenti concreti.
Il reato di immigrazione clandestina, come è noto ai frequentatori di questo blog, non esiste: è stato semplicemente introdotto il reato d'ingresso illegale nel nostro paese che permetterà di mandare nelle già sovraffollate galere poche decine d'immigrati sorpresi in flagranza mentre stanno entrando in Italia.
Idem per la prostituzione in strada. Chi è davvero convinto che le peripatetiche e i loro clienti vadano puniti con il carcere può solo restare deluso dallo scoprire come per loro sia previsto l'arresto per 15 giorni.
Chi, non senza ragione, sottolinea il disastroso ruolo svolto dai sindacati (assieme ai partiti) nella malagestio di Alitalia, resterebbe a bocca aperta se sapesse che, sfumata l'opportunità di Air France, il salvataggio della compagnia di bandiera costerà un miliardo di euro alla collettività (cioè in tasse, o in tagli in altri settori, a partire dalla scuola pubblica) e biglietti aerei molto più cari di oggi (fino al 40 per cento).
Per quanto riguarda i rifiuti, infine, c'è da chiedersi che cosa accadrebbe se i tg riprendessero le notizie di "Libero" (non de "Il Manifesto") secondo le quali buona parte della monnezza napoletana finisce adesso nelle discariche lombarde.
O se qualcuno si degnasse di ricordare che il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, coordinatore regionale di Forza Italia, vanta una parentela acquisita con il boss del clan dei casalesi Giuseppe Russo, detto Peppe O' Padrino. E che quindi la passeggiata di Berlusconi sottobraccio a Cosentino per le strade di Napoli, fatta in occasione dell'ultima visita del premier nel capoluogo parteneopeo, ha rischiato di essere quantomeno equivocata dalla camorra.
Visto l'attuale panorama dei media è velleitario pensare che tv e giornali queste cose le dicano spontaneamente.
È l'opposizione invece che dovrebbe ricordarle. E dovrebbe farlo ogni giorno, con costanza, utilizzando sempre le stesse parole. I concetti, anzi le informazioni, dovrebbero essere ripetuti mille volte, in ogni occasione possibile. Dovrebbero diventare una sorta di tormentone mediatico in grado di suscitare polemiche e dure prese di posizione.
Perché nello scontro Berlusconi perde (vedi i sondaggi di luglio), col dialogo vince. Sempre.
domenica 21 settembre 2008
Scontro di (in)civiltà

Sgradito 'fuori programma' al Tg1. L'annunciatrice in studio (parlare di «giornalista» pare eccessivo) dà dell'«incivile» all'incursore (Gabriele Paolini). Ma è tanto più «civile» un (sedicente) «telegiornale» che riempie di balle gli italiani dalla mattina alla sera tutti i santi giorni? Viene quasi da simpatizzare per Paolini.
sabato 20 settembre 2008
Vicenda Alitalia: il prezzo pagato dai contribuenti
(Tito Boeri, la Repubblica, 19 settembre 2008)
L'economia italiana è sull'orlo di una fase di recessione. Anzi, secondo Confindustria ci siamo già in pieno.
In tutto il mondo non solo i banchieri centrali, ma anche i ministri economici e il loro staff sono concentrati sul compito arduo di capire le conseguenze sull'economia, sulle imprese e sulle famiglie, dello tsunami in atto sui mercati finanziari.
Da noi, da lunghe settimane, l'attenzione di ben tre ministri (Trasporti, Lavoro e Attività Produttive) e dello stesso presidente del Consiglio è concentrata quasi interamente sulla vicenda Alitalia.
Non solo il prezioso tempo dei ministri è a questa vicenda dedicato, ma anche quello delle nostre istituzioni, a partire dal Parlamento che sarà chiamato nelle prossime settimane a convertire i decreti legge varati ad hoc dal governo per convincere una cordata di imprenditori italiani ad avanzare un'offerta.
Pur di tenere in piedi questa cordata, annunciata dal primo ministro in campagna elettorale, non si è esitato a calpestare le regole più elementari.
Ieri sera si è tenuto un vertice a Palazzo Chigi dei ministri coinvolti nella trattativa. La Cai che aveva nel pomeriggio annunciato di ritirare l'offerta è stata sentita al telefono.
Perché coinvolgere la cordata in un confronto ministeriale in cui si deve decidere cosa fare per il meglio dei cittadini italiani, piuttosto che di un gruppo di privati imprenditori? Non sarebbe stato meglio cominciare fin da subito a cercare eventuali nuovi acquirenti?
Due giorni prima il presidente del Consiglio aveva minacciato di togliere i generosi ammortizzatori sociali promessi ai dipendenti Alitalia in esubero nel caso che le loro rappresentanze non avessero accettato il piano della cordata italiana. Come dire che, se si fosse fatto avanti qualche altro offerente, la cassa integrazione e la mobilità lunga non sarebbero state concesse.
È un utilizzo degli ammortizzatori sociali senza precedenti. Da anni in Italia vengono usati come strumento di politica industriale anziché come misura sociale, di sostegno ai redditi delle famiglie che perdono il lavoro. Ma un sussidio dato solo a chi accetta una cordata di imprenditori privati, sponsorizzata dal presidente del Consiglio, non si era mai visto prima.
Non ci si è accontentati di aver cambiato per Alitalia la legge Marzano, aumentando la discrezionalità del commissario straordinario e permettendogli di non fare alcuna asta pubblica delle attività della compagnia. Dopo l'apertura delle procedure per l'amministrazione straordinaria, non si è mai interpellato il mercato per vedere se c'era qualche acquirente disposto ad offrire di più della Cai per rilevare le attività della compagnia, riducendo in questo modo gli oneri che graveranno sul contribuente italiano.
Non è affatto detto che non ci siano acquirenti in giro. Fino a ieri si era offerta sul mercato una compagnia gravata di debiti e, anche in quel caso, si erano trovati, acquirenti. Si pensi ad Air France. Oggi si offre solo l'attivo di Alitalia, con beni molto preziosi, come gli slot, il marchio, gli aerei.
Per tutti questi motivi i costi della cordata annunciata in campagna elettorale sono già altissimi e andranno ben al di là dei tre miliardi che, tra debiti finanziari, prestito ponte, debiti con i fornitori, ammortizzatori sociali e interventi tutela degli azionisti, si profilano per il contribuente italiano.
Ci sono tutti questi precedenti molto gravi che, d'ora in poi, verranno fatti presente dalle parti coinvolte in crisi aziendali per ottenere più aiuti dallo Stato. Forse è anche per questo che tutte le rappresentanze di interessi stanno seguendo al massimo livello la trattativa.
Per tutti questi motivi è anche molto improbabile che ieri sia stata scritta la parola fine sulla Compagnia Aerea Italiana. È probabile, comunque, che la trattativa richieda tempi più lunghi.
In ogni caso, è auspicabile che il commissario utilizzi fin da subito tutti i poteri a sua disposizione per far volare la compagnia, soprattutto sulle tratte più utilizzate dalle famiglie e dalle imprese e che sono in attivo, come la Roma-Milano.
Può farlo vendendo attività o ricorrendo ai mutui privilegiati che la legge gli consente di ottenere. Ed è bene comunque che inviti subito potenziali nuovi acquirenti ad avanzare le loro offerte, mostrando di non avere già scelto a priori a chi vendere.
Ieri il nostro ministro dell'Economia ha sostenuto che gli economisti sanno solo leggere il passato, non sanno prevedere il futuro. Ha ragione. Ricordo una sua dichiarazione dell'aprile 2004: «Lo Stato ha già dato. Non ci saranno altri aiuti pubblici all'Alitalia. Né attraverso una ricapitalizzazione, né sotto forma di requisiti di sistema».
Pochi mesi dopo il ministro, che era stato azionista di maggioranza assoluta per tre anni, tutti esercizi in cui Alitalia aveva macinato perdite consistenti, ricapitalizzava la compagnia. Ora accetta che altri tre miliardi di tutti noi contribuenti prendano il volo.
Paradossale se davvero ci lasciassero a terra nei prossimi giorni, magari come arma di ricatto nella trattativa.
venerdì 19 settembre 2008
Lirio Abbate sull'informazione in Italia

Intervista di La Voce delle Voci a Lirio Abbate, in occasione della presentazione del volume "Giornalismi e mafie".
giovedì 18 settembre 2008
Su Forleo e De Magistris è calato il silenzio totale
Ancora una volta fatti gravissimi per la vita democratica del nostro paese vengono deliberatamente taciuti dai principali mezzi di “informazione”.
Alcune riflessioni, inedite, di Carlo Vulpio (giornalista del Corriere della Sera) sui casi Forleo e De Magistris in un post pubblicato sul blog Uguale per tutti.
Lo spirito del tempo

L'elegante siparietto Berlusconi-Vezzali nel salotto postribolare di Bruno Vespa (freudianamente confuso dal padrone con Emilio Fede).
sabato 13 settembre 2008
venerdì 12 settembre 2008
Mausoleo di Arcore - Tomba di Emilio Fede

Finalmente esaudito il desiderio di Emilio Fede: “Un giorno [Berlusconi] mi portò a visitare il mausoleo... e mi disse che con la famiglia voleva che ci fosse il posto per i suoi amici più cari. «Che sono pochi», aggiunse. Ricordo che commentai: «Mi piacerebbe essere tra quelli».”
giovedì 11 settembre 2008
L'ipocrisia al potere
Osservava Massimo Fini qualche settimana fa, a proposito dell'assurda ondata di proibizionismo che sta attraversando l'Italia:
“… in Italia la prostituzione non è ancora un reato, e probabilmente non lo sarà mai in modo ufficiale (altrimenti oltre a colpire il mercimonio da strada, come si cerca di fare ora, si dovrebbe andare ad indagare su certi traffici, più sofisticati, come quello di dare una ragazza una particina in qualche fiction in cambio di una prestazione sessuale, che a onor del vero sono molto più squallidi e gravi della prostituzione classica perché si basano sul ricatto)…”
Ecco ora approvato dal Consiglio dei ministri, ci informa il Corriere della Sera, il cosiddetto “disegno di legge Carfagna”:
“… Prostituirsi continuerà a non essere reato ma sarà vietato farlo per strada. E chi trasgredisce, «lucciole» e clienti, potrà essere punito anche con l'arresto. Sono principalmente queste le novità del ddl «contro la prostituzione». Annunciato prima dell'estate nell'ambito del pacchetto sicurezza, introduce le sanzioni per i clienti e il divieto di prostituirsi in luoghi aperti al pubblico. …”
Appunto.
mercoledì 10 settembre 2008
Facce di bronzo
sabato 6 settembre 2008
Forse non tutti sanno che...
Meno male che Famiglia Cristiana c'è
«Berlusconi vuole i giudici meno liberi»
Famiglia Cristiana attacca di nuovo il governo. E al Pd: «Opposizione degna combatterebbe la riforma»
MILANO - Un colpo al governo e uno all'opposizione. Famiglia Cristiana, sulla riforma della giustizia, non risparmia bordate.
Dopo le polemiche dell'estate su sicurezza e immigrazione, il settimanale giudica negativamente l'ipotesi di riforma delineata dal governo sulla giustizia e invita l’opposizione - «se ce n’è una degna» - a contrastare quello che definisce «uno stravolgimento dell’ordine costituzionale e morale». Polemico anche il riferimento a Giovanni Falcone, «eroe civile», secondo il settimanale dei paolini, «citato strumentalmente».
PASSO INDIETRO - In un articolo a firma di Adriano Sansa, magistrato, Famiglia Cristiana rileva che di fronte ad una «giustizia lenta» che «danneggia persone e aziende» verrebbe da dire: «Si modifichino i codici, irti di formalismi, confusi da leggine non coordinate; l’organizzazione migliori, le sedi poco utili si chiudano. Tutte cose possibili, che nessuno finora ha attuato nonostante interessanti progetti di ministri come Flick». Invece, il governo Berlusconi, si denuncia, si accinge a non rendere più obbligatoria l’azione penale, a riformare il Csm «aumentandone il numero dei membri di nomina politica».
SEPARAZIONE CARRIERE - Sansa si chiede anche perché rimettere in discussione la separazione delle carriere se «una riforma recentissima» prevede «corsi di aggiornamento e cambi di sede» per passare dalla funzione giudicante all’inquirente: «Non sarà vero che Berlusconi cerca una ’vendetta’ ma certo egli non ha titolo convincente per operare rivolgimenti, riduttivi dei diritti dei cittadini: è il più inquisito dei primi ministri della storia italiana, ha fatto e rifatto leggi a proprio uso, ha avuto ed elogiato ministri che avevano corrotto giudici a vantaggio di sue aziende». E ancora: la sua «potenza mediatica, ottenuta anche con favori politici, impedisce al popolo di comprendere ciò che si trama a suo danno. Lo Stato si fa illiberale, i potenti umiliano le istituzioni».
OPPOSIZIONE - Quindi la conclusione: «Se c’è un’opposizione degna, ma forse non c’è, dovrà combattere con concordia e fermezza un simile stravolgimento dell’ordine costituzionale e morale» e ad «impedire che si citi strumentalmente un eroe civile come Giovanni Falcone».
(Corriere della Sera, 3 settembre 2008)
Non era diffamazione
La corte di Milano ha dato ragione all'Economist: l'articolo pubblicato nel 2001 "Una storia italiana", sottotitolato "Perché Silvio Berlusconi non è adatto a guidare l'Italia", non costituisce diffamazione.
Il premier italiano dovrà inoltre pagare le spese processuali.
L'articolo esaminava i motivi della non candidabilità di Berlusconi alle elezioni, concentrandosi sulle questioni, tutt'ora aperte, del conflitto di interessi e delle presunte collusioni con la mafia, che avrebbe finanziato la campagna elettorale del premier con fondi dalla provenienza oscura.
L'avvocato del premier, Fabio Lepri, ha già presentato ricorso in appello contro la sentenza, definendola ingiusta.
(La Voce d'Italia, 6 settembre 2008)
venerdì 5 settembre 2008
"Ubriachi e drogati al volante"... dell'informazione

Secondo quella parodia di telegiornale che è il Tg1, in una notte di controlli nel veronese sarebbe emerso “un dato clamoroso: quasi uno su due trovati a guidare in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di stupefacenti... Positivo ai test oltre il 46 per cento dei fermati...”
La notizia sarebbe in effetti alquanto allarmante... se non fosse per un piccolo particolare: trattarsi di una colossale balla, questa sì, clamorosa.
I dati reali (come spiega Alessandro Gilioli nel blog Piovono rane) sono i seguenti:
“i fermati non erano 80, ma 576. Di questi 576, erano 80 quelli che davano segni apparenti di ubriachezza ("destavano sospetti", nel linguaggio delle forze dell’ordine) e quindi sono stati sottoposti a test. Di questi 80, 37 sono stati trovati positivi. ... alla fine i positivi sono stati 37 su 576 fermati, pari al 6,4 per cento.”
Naturalmente la bufala sesquipedale non è stata propalata solo dal Tg1 ma da molti altri tg e giornali nazionali (si veda per esempio qui, qui, qui, qui e qui).
Le notizie vere saranno pure incapaci di darle i nostri “organi di informazione”, ma nel diffondere e rilanciare quelle false non li batte nessuno. Possiamo fidarci.
giovedì 4 settembre 2008
Presentazione di "Bavaglio" - Intervento di Marco Travaglio
Qui tutti gli interventi (Paolo Flores d'Arcais, Pino Corrias, Marco Lillo, Peter Gomez, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti).
martedì 2 settembre 2008
Italy: nothing is what it seems

L'ultimo trucco del mago di Arcore, un classico del suo repertorio (che non smette mai di incantare grandi e piccini): l'uso criminale dell'informazione. (Qui l'immancabile contributo della spalla Umilio Fido.)

































