venerdì 28 novembre 2008

La storia delle cose



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giovedì 27 novembre 2008

Altre latitudini / 4

Stati Uniti, novembre 2008


Italia, aprile 2008


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martedì 25 novembre 2008

La bancarella di Gianni



L'innovativo spot elettorale di Gianni Chiodi, candidato del Pdl alla presidenza della Regione Abruzzo: il voto di scambio alla luce del sole.

Quale sarà il prossimo reato a essere sdoganato dai quei simpaticoni del Pdl?

Attendiamo con trepidazione e somma curiosità (la scelta, del resto, è piuttosto ampia).

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lunedì 24 novembre 2008

Berlusconi: "L'immagine di un paese si fa con i fatti" / 9


(Vignetta di Jeff Danzinger.)

Un'immagine ormai consolidata...

Silvio Berlusconi: Yes, yes, yes, Prime Minister
(Times Online, 23 novembre 2008)
Silvio Berlusconi non vuole più che la RAI si prenda gioco di lui
(Le Monde, 21 novembre 2008)
Same old Silvio?
(The Economist, 19 novembre 2008)
OK, joke's over
(The Guardian, 8 novembre 2008)
Berlusconi cerca di controllare emittente italiana
(Variety, 7 novembre 2008)
Silvio Berlusconi's top 10 gaffes
(Telegraph, 7 novembre 2008)
Ragazze! ragazze! ragazze!
(The New Yorker, 3 novembre 2008)
La showgirl di Berlusconi dice che il sesso è un freno alla sua carriera politica
(The Sunday Times, 2 novembre 2008)
L'Italia fa giochi politici sul tema dei cambiamenti climatici
(Financial Times, 30 ottobre 2008)
Avanti verso il passato
(TAZ, 29 ottobre 2008)
L’Italia e la crisi finanziaria
(Frankfurter Allgemeine, 29 ottobre 2008)
Venti di razzismo in Italia
(Le Monde, 25 ottobre 2008)
I piccoli accomodamenti di Berlusconi con la legge
(L'Express, 23 ottobre 2008)
Italia: minacce sul bilancio dalla stampa indipendente
(Rue89, 20 ottobre 2008)
Fascismo in agguato in Italia
(AD, 20 ottobre 2008)
Berlusconi: 'Wise Choice'
(The Korea Times, 17 aprile 2008)

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Nobel subito



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Carineria assoluta


(Vignetta di Riber Hansson.)

Il Paese deve tornare a spendere.” (Silvio Berlusconi, 23 novembre 2008)

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domenica 23 novembre 2008

Er patacca


(Vignetta di Steve Bell.)

“Avendo marchi come Alfa e Ferrari, casomai cancelliamo il nome Fiat; cambiamo anche, magari, con un restyling superficiale tutti modelli della Fiat, li facciamo uscire dagli uffici della Ferrari e li lanciamo nel mondo con un nome prestigioso come quello Ferrari.” (Silvio Berlusconi, 3 dicembre 2002)

Forza Italia “non l'ho liquidata ho solo cambiato nome.” (Silvio Berlusconi, 22 novembre 2008)

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sabato 22 novembre 2008

P2 ieri e oggi



Dalla lezione tenuta da Marco Travaglio il 13 novembre alla facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre. (Qui il video integrale.)

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venerdì 21 novembre 2008

La libertà è partecipazione



Forza Italia è stata, è e sarà ancora il vero baluardo della libertà in Italia.” (Silvio Berlusconi, 21 novembre 2008)

La verità è che se non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l'accusa di mafia.” (Fedele Confalonieri, 25 giugno 2000)

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mercoledì 12 novembre 2008

Meno male che non sa l'inglese



Berlusconi si lamenta del “continuo e insopportabile dileggio” dei media italiani nei suoi confronti, dietro il quale non può che esserci “la mano dell'opposizione”.

All'estero, per esempio, è trattato con ben altri riguardi.

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lunedì 10 novembre 2008

Ecco che ci riprovano



Riesumato il famigerato disegno di legge Levi-Prodi sull'editoria. Secondo Punto Informatico, una legge "potenzialmente molto pericolosa" per la libertà d'informazione. Tanto siamo messi bene.

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Altre latitudini / 3


(Video di Roberto Corradi.)

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domenica 9 novembre 2008

I politici che sfilano nei Tg. Perchè?

(Nino Criscenti, da: articolo21.info)

A chi serve la sfilata di politici ogni giorno, nei telegiornali? A che cosa serve? Sicuramente alla propaganda, all'informazione non direi: in quelle dichiarazioni non c'è traccia di notizie, l'unica cosa che si viene a sapere è come la pensa la rispettiva parte politica. Ma raramente questa è una notizia, il più delle volte la posizione è scontata e arcinota.

Naturalmente questo non preoccupa il dichiarante che ha un solo obiettivo: quello della visibilità sua e della parte che rappresenta. Ma il prezzo che si paga, alla sequela quotidiana delle dichiarazioni di politici nei TG, è piuttosto alto.

Intanto è spazio che viene sottratto all'informazione vera e propria, minuti preziosi se ne vanno in dichiarazioni dalle quali, come ha rilevato tempo fa Sergio Lepri proprio su Articolo 21, è assente il valore aggiunto della professione giornalistica.

Quelle dichiarazioni sono come autogestite da chi le fa e anzi le sollecita. Se fossero ufficialmente autoprodotte e inviate ai tg in copia sarebbe più onesto. Non c'è neppure la prima domanda, figuriamoci la seconda.

Quello che c'è, in video e audio, è un virgolettato che molto raramente si ritrova il giorno dopo sui quotidiani. Dichiarazioni senza storia e spesso senza cronaca. E non c'è argomento che sfugga, fosse anche il più tecnico.

Ebbene, bisogna avere il coraggio di dire che non sempre è utile far parlare i politici. Ci sono temi su cui è fondamentale conoscere le diverse posizioni e ci sono fatti che vanno invece analizzati per quello che sono.

L'Alitalia per esempio: fin dalla conferenza stampa del premier il 28 agosto scorso, abbiamo quasi esclusivamente assistito allo spettacolo delle dichiarazioni. Finché non è arrivato Report a fare informazione. Benissimo, ma è il telegiornale che deve fare informazione perché è il telegiornale che fa da fonte per la stragrande maggioranza degli italiani.

La questione Alitalia è stata l'ennesima occasione perduta. C'erano tante notizie importanti da offrire. Gli esuberi, per esempio: quanti con la CAI e quanti con l'Air France? La cessione all'Air France sarebbe costata di meno o di più ai lavoratori, agli azionisti, ai possessori di obbligazioni? E la dimensione della nuova compagnia? quante tratte, quanti voli, quanti scali? Che cosa ha firmato la CGIL? Lo stesso accordo già firmato dagli altri?

Quanti spettatori dei telegiornali hanno saputo che la CGIL ha firmato dopo aver ottenuto modifiche sostanziali, al punto che le altre confederazioni sono tornate a firmare? A quanti è stato detto che tra quelle modifiche c'erano concessioni fondamentali come l'assunzione di mille precari oppure lo scatto dell'orario notturno alle 20 invece che alle 24?

Non abbiamo avuto ricostruzioni di circostanze, esposizioni di dati, testimonianze di protagonisti, opinioni di specialisti, ma carrellate di dichiarazioni. Col risultato di ridurre la questione Alitalia a una bega politica.

Allo spettatore, privato dell'informazione e imbottito di dichiarazioni, non resta che schierarsi. Ognuno si ritrova nella dichiarazione del proprio politico di riferimento, e tutto finisce lì. Che altro si può fare se non si ricevono le coordinate per prendere una posizione sul fatto? In un quadro del genere potrà mai crescere un'opinione pubblica? quell'opinione pubblica di cui sentiamo tanto la debolezza, anzi la mancanza.

C'è stato un tempo in cui i politici non parlavano al telegiornale, si vedevano muovere la bocca ma non si sentivano, in redazione li chiamavamo "i pesci nell'acquario", era il giornalista, voce fuori campo, che riassumeva e parlava per loro. Nessuna nostalgia per quegli anni. Ma è ora di dare la voce ai politici quando serve e non al posto dell'informazione.

Negli ultimi tempi è purtroppo passata l'idea che fare informazione sulle questioni non solo politiche ma anche economiche e sociali, sia dare la parola ai politici. E che l'onestà e la professionalità stia nel darla a tutti. Non è vero ed è ora di dirlo e di abbandonare questa sorta di giornalismo-sineddoche, in cui si prende una parte - la dichiarazione del politico - per il tutto.

Ritornare al mestiere, assumendosi fino in fondo la propria responsabilità professionale. Ritornare all'analisi del fatto, all'indagine, all'illustrazione del caso, dando gli elementi per capire come stanno le cose. Forse così facendo ritroveremo il senso del nostro lavoro e chissà che non diamo una mano a recuperare lo spirito pubblico del Paese.

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L'unica spiegazione



“Berlusconi non è un caso politico, è un caso psicologico. (...) Ha una così alta opinione di sé che ritiene accettabile dire qualsiasi cosa a chiunque.” (Beppe Severgnini, International Herald Tribune, 7 novembre 2008)

“Berlusconi (...) ha delle modalità che noi riscontriamo nella clinica; per esempio, la negazione. Lui nega tutto quello che è evidente. Alla negazione è collegata la menzogna. La bugia costituisce una regola relazionale e alla base c'è un processo che noi chiamiamo di identificazione proiettiva che consiste in una operazione della mente per cui delle parti proprie, generalmente sgradevoli, piuttosto negative, vengono proiettate, cioè messe nell'altro.” (Mauro Mancia, neurofisiologo, L’Infedele, 7 dicembre 2002)

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venerdì 7 novembre 2008

Berlusconi: "L'immagine di un paese si fa con i fatti" / 8



'Puntata monografica'...

'Why does he have to be such an idiot?'
(The Guardian, 7 novembre 2008)
“Bello, giovane e abbronzato”
(La Nacion, 7 novembre 2008)
Driving out racism
(Times Online, 7 novembre 2008)
Italian leader's Obama gaffe causes a stir
(International Herald Tribune, 7 novembre 2008)
Berlusconi Repeats Obama 'Tanned' Comment, Refuses to Apologize
(Bloomberg, 7 novembre 2008)
Silvio Berlusconi definisce Barack Obama “bello e abbronzato”
(The Telegraph, 6 novembre 2008)
Silvio Berlusconi in racism row over “suntanned” Barack Obama aside
(Times Online, 6 novembre 2008)
Italian leader: Obama 'handsome and even tanned'
(Associated Press, 6 novembre 2008)
Berlusconi faces race row as he calls America's first black president “suntanned”
(Mail Online, 6 novembre 2008)
Berlusconi Praises Obama as “Handsome” and “Tanned”
(Bloomberg, 6 novembre 2008)
Italy's Berlusconi hails “suntanned” Obama
(Reuters, 6 novembre 2008)

... etc.

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giovedì 6 novembre 2008

“Un buon punto di partenza”



Il giro del mondo in una scempiaggine.

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martedì 4 novembre 2008

Attenti alle provocazioni: il Caimano spera nella violenza

(Giorgio Melis, da: L'AltraVoce.net)

Berlusconi fa guerra preventiva, come il suo amico Bush? L'opposto. Non lancia il classico “si vis pacem, para bellum”. Provocazioni pesanti, vuole istigare azioni e reazioni finora auto-controllatissime. Punta a scatenare, non a prevenire, la violenza nelle università: per portarvi la “sua” guerra.

Un grande diversivo di fronte alla crisi economica fuori controllo, l'isolamento ostile in Europa sull'ambiente, l'impotenza dopo gli annunci mirabolanti.

Evoca la violenza non per esorcizzarla ma sembra auspicarla: per mandare la polizia contro studenti, professori e famiglie. Tono minatorio, piglio da uomo forte: lancia un “avviso ai naviganti” (in realtà naufraghi), lui tirerà diritto (eco e smorfie da Mascellone liftato in denso fondotinta) con la sua Gelmini: spezzerà le reni a chi si oppone...

Tempo (Stato?) di polizia, imbelli i rettori che gridano: vade retro. Dal libro e moschetto al manganello.

Ma perché solo la polizia? Urge anche l'esercito. Magari La Russa sbava, riporti soldati dall'Afghanistan, dove solo noi stiamo vincendo una guerra che in America e in Inghilterra danno perduta. Insomma, truppe a Kabul e Caserta e niente nelle università, contro gli studenti-talebani? Impar condicio.

Ritorna il Sessantotto, Berlusca vuole il Quarantotto. Con toni da 1977, assalto a Lama nell'università di Roma, fuochi terroristici dilaganti. Ma siamo a questo? Si difende il diritto allo studio, la pedagogia migliore nelle elementari, contro la discriminazione dei bambini extracomunitari.

Si difende il buono (poco) dell'università pubblica: servono severa autocritica e riforme, sacrosanto. Ma non il colpo di grazia dell'affamamento, fondi falciati per spingere alla privatizzazione impossibile con Fondazioni immaginarie: preludio agli atenei per soli ricchi.

Davvero la risposta è la polizia? Il Caimano-caudillo scavalca a destra il post-fascista Alemanno, perfino i destri estremi di Azione giovani, lascia basito il ministro Maroni.

Dove vuole arrivare? Accusa “la sinistra” (cercatela: a “Chi l'ha visto?”), è Veltroni - ma non era “inesistente?” - che soffia sul fuoco e mobilita le masse. Il timido Walter che manda in piazza quelli che neppure lo hanno votato e francamente non se lo filano proprio? E' la migliore.

Il Cavaliere ha bisogno di un nemico, per compattare i suoi attorno al governo “fuori-legge e disordine”. Ma attenti, istiga e spera nella violenza, tenta di provocarla.

Per poterla reprimere e proporsi come il salvatore della patria che affonda: ben prima e per ben altro che la protesta di studenti, professori e famiglie. Occhio a non dargli occasioni e pretesti che cerca.

Attenti alle provocazioni, come in passato. La polizia vigili: ma sugli istigatori di Palazzo. La minaccia viene da lì.

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domenica 2 novembre 2008

Pestaggi squadristi, endorsement governativo



Non sorprende che il Governo di Sua Impunità (servitù al seguito) abbia fatto propria la versione dei fatti fornita dalla manovalanza squadrista del cosiddetto "Blocco studentesco".

Del resto, sarebbe più appropriato dire che sono stati gli squadristi ad aver fatto propria, con le loro 'epiche gesta', l'interpretazione della contestazione evocata dal (cosiddetto) Governo - cercando di dar modo agli immancabili emili fede (v. p.es. qui, qui e qui) di accreditare dinanzi all'opinione pubblica l'equazione "contestatori uguale facinorosi".

Peccato (per loro) che la mole di evidenze e testimonianze via via divenute di dominio pubblico raccontino una storia un po' diversa (si veda p.es. qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui).

Perfino il solitamente prono Tg2 non ha potuto far altro che prendere atto dell'evidenza.

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